Una parte, il tutto, l’indefinito -presentazione del Labirinto

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Jonathan Safran Foer afferma che i romanzi, i racconti, la prosa in genere dovrebbe “abitare” più indefinito; prendere a prestito dalla poesia il senso del mistero, i contorni sfumati del crepuscolo, i sogni che aleggiano senza toccare mai terra.

L’idea del frammento (come gran parte delle idee) nasce del tutto casualmente. Capita. A volte sei seduto da qualche parte e scrivi. Sei qui e sei altrove. Scrivi. Una sensazione (tua o di un personaggio…farà differenza poi?). Un’idea, un’emozione. Dai forma a qualcosa e da questo qualcosa fai crescere un intero racconto o un romanzo. A volte. Non sempre.

Dobbiamo scoprire che cosa siano le parole. Esse diventano immagini una volta scritte. Ma immagini di parole ripetute nella mente e non l’immagine della cosa stessa. E poi accade invece che…

Prova a prendere un vaso, uno di quei finti Ming (per amor del cielo sto per fartelo rompere, spero sia finto!): tienilo tra le mani. Osservalo più e più volte. Guarda le decorazioni, i disegni. Tocca la ceramica. Riempi i tuoi senti. E adesso rompilo. R O M P I L O. Un bel botto per terra! (riempi i tuoi sensi)  Il vaso è rotto.  

Adesso raccogli (senza tagliarti) i cocci. Uno per volta…ma…no. Aspetta. Lasciane uno in mano. Uno solo. Osservalo di sbieco, in tre quarti; allontanalo, avvicinalo, fissalo…e vedrai qualcosa di nuovo. Hai liberato quella parte dal tutto. Seppur involontariamente (non hai scelto tu come frantumare il vaso, in quanti frammenti o di che forma) hai creato tante piccole realtà, ognuna libera, ognuna a se stante. Bene, spalanca gli occhi sul pezzo che hai in mano, che cosa vedi? E che cosa c’era in torno? Ora non ti serve più vedere, non ti servono più gli occhi, i sensi… ti serve l’immaginazione e il cuore: ora devi guardarti dentro e immaginare. Hai un frammento davanti a te, steso sul palmo della tua mano. Quello che c’è o che c’era in torno puoi deciderlo tu. Quello che c’è dentro puoi sentirlo solo tu. Dal profondo. Parole, cose, emozioni.

Questo libro è composto da circa cento frammenti;ogni frammento ha come titolo una lettera: i più audaci possono leggere la frase che si comporrà lungo via (sì, perché state compiendo un viaggio). Alcuni frammenti hanno un disegno. Altri no. I disegni nascono da un’emozione (così mi viene detto dalla fanciulla che crea i disegni). Le emozioni nascono da noi. Da dentro. Spesso ci è ignaro il perché e da dove nascano. Ma tant’è. Sono anch’esse frammenti di qualcosa.

A seguire l’introduzione di Chiara Lo Conte (che è anche la fanciulla che ha creato i disegni e la copertina).

Guarda la copertina…tra parentesi la chiave di lettura:”un viaggio a piedi nudi”…

Se chiudi gli occhi puoi vederli, frammenti di una realtà che appare come una rivelazione, leggi e sei chino su di essi, li raccogli ad uno ad uno, nella cesta di te stesso. “Stupore” è la parola che li tiene legati. Le tue mani come lenti di ingrandimento, più sfogli le pagine e più ti guardi pensando che in quei frammenti, in quelle righe, ci sei tu:quando godi, gioisci, ti indigni, quando semplicemente “stai”. Puoi guardare a questo libro come un’esperienza, che parte dal centro di te. Negli specchi puoi finalmente vederti:un occhio,l’angolo delle labbra, il cuore che gocciola e rivela che non è stata solo una semplice lettura, ma un viaggio in verticale dentro te, per ricomporti e sezionarti, per imparare a respirare.

copertina1875

Potete trovare il libro su tutti gli e store (amazon, la feltrinelli, google play, bookrepublic, hoepli, books university, itunes, barnes&noble, in mondadori, ibs e tanti altri) sia in formato cartaceo che in ebook (tutti i formati)

11 pensieri su “Una parte, il tutto, l’indefinito -presentazione del Labirinto

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